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Dalla scarsità all’overload: la formazione, oggi

Dalla newsletter di Digital Update, un’interessante articolo di Gianluca Diegoli: Dalla scarsità all’overload: la formazione, oggi.

La formazione tradizionale (anche quella del digitale) si sviluppa da sempre nella cosiddetta scarsità, che nella teoria economica significa, più o meno, che più un bene è raro sul mercato più ha valore. Ecco perché avere a disposizione un particolare corso o un insegnante di qualsiasi materia, nell’era pre-digitale, non era scontato, e aveva costi molto alti. Alle persone, soprattutto fuori dai centri urbani, era precluso l’insegnamento della maggior parte delle discipline che non fossero quelle strettamente di interesse della maggioranza.

Non era facile, dunque, per materie non così popolari essere oggetto di formazione, trovare una propria nicchia sostenibile. Il che, ovviamente, rendeva ancora più difficile, per queste materie, diventare popolari.

L’accesso a Internet ha liberato i discenti prima dall’obbligo di viaggiare, e poi dall’obbligo della sincronicità tra docente e aula. Potevamo finalmente raggiungere qualsiasi corso, e vederlo quando volevamo noi (spoiler: in genere dopo, cioè mai).

Come conseguenza, nel processo di digitalizzazione dei corsi la formazione è stata spacchettizzata, diffusa, stratificata. Anche le barriere alla creazione dei propri corsi si sono azzerate, e come effetto immediato il mercato si è riempito di creatori “low cost”.

Ma, di fatto, è YouTube che ha abbattuto l’ultima barriera tra formazione formale e informale, inondando il pubblico con una quantità infinita (per davvero) di contenuti fruibili gratis. E quindi cosa succede quando c’è tanta offerta gratuita?

La formazione è diventata un business basato sulla guerra del prezzo. Quando il costo marginale di distribuzione è zero, come in questo caso, basta fissare il prezzo poco al di sopra dello zero per ottenerne un guadagno. Ma attenzione: siccome chiunque sul mercato può farlo, il prezzo scenderà.

Eppure, il problema della formazione sembra rimanere, anche se la prospettiva adesso è ribaltata.

L’ostacolo più forte, in questo ecosistema contrassegnato ormai dall’overload (in)formativo, non è più “come fare” ma “da dove partire”. Un secondo ostacolo è la resistenza alla solitudine da corso online: la maggior parte dei corsi online – scelti spesso inconsciamente con la discutibile formula del minimo costo per ora di formazione – sono molto lunghi. Spesso non concludiamo la maggior parte delle lezioni.

Anche uno studio del MIT ha rilevato come una democratizzazione reale dell’educazione debba essere molto di più che rendere i contenuti educativi fruibili gratis online.

Insomma, essere accessibile direttamente, gratuita o quasi, flessibile negli orari di fruizione non sembra essere l’ingrediente sufficiente per la formazione. Il perché è evidente se si pensa all’obiettivo ultimo della formazione: portare le persone a migliorare il proprio lavoro, la propria capacità di stare sul mercato e di riflesso quella della propria azienda.

A questo punto interviene anche un altro paradosso: quando spendiamo molto poco (o niente) per un corso online, siamo molto meno propensi a impegnarci per tirarne fuori valore.

Il problema della formazione online oggi, quindi, non sta nella facilità o nell’accesso, sta nella motivazione: alla “versione digitale” della lezione in classe, uguale e anche più facile di quella in presenza, manca una componente sfuggente e poco studiata.

Iniziare un percorso, svolgerlo assieme, confrontarsi, perfino sfidarsi nell’apprendimento: ecco la formula per mettere assieme la facilità di accesso a contenuti digitali e docenti, aziende e professionisti con la motivazione necessaria nel finire con successo un percorso di apprendimento.

“Come for the tool, stay for the network”

È un vecchio adagio che si applica ai social network. Probabilmente vale anche per la formazione. Sicuramente è il valore intorno a cui abbiamo costruito la nostra idea di scuola.

Sebbene l’articolo conduca a spiegare le motivazioni per la creazione della scuola Digital Update, fornisce anche interessanti spunti per trovare una mia nicchia nei seguenti punti:

La realizzazione di tali percorsi o di corsi in italiano basati su tali percorsi richiede sicuramente tempo, ma potrebbe essere un utile sistema di content marketing utile a me come professionista per farmi conoscere.